Dueruote e Spidi progettano una giacca da moto per il pubblico femminile

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22 comments posted
Voce al coniglio

Dico la mia avendo letto, sistemato e visto la nascita di questo articolo...

La mia posizione è, come sempre, più possibilista: il lato positivo della faccenda è avvicinare il pubblico femminile all'abbigliamento tecnico. Quindi qualcosa di buono c'è!

Il metodo però è troppo legato alla commerciabilità, e poco alla sicurezza, e questo è il lato negativo.

L'articolo che mostra la fase di progettazione è interessante, la cura che ha Spidi nel progettare l'abbigliamento è esemplare. Ma purtroppo non si tratta di abbigliamento da aperitivo, ma di capi che dovrebbero avere delle indiscusse caratteristiche di resistenza agli impatti e alle abrasioni.

Che non sia così emerge dall'articolo stesso pubblicato da DueRuote, che essendo invero parte in causa, si butta la zappa sui piedi. Infatti, se la giacca indossata doppia, con strato invernale e strato estivo può offrire un minimo di protezione (non credo comunque più di un secondo), il solo giubbino estivo è descritto nell'articolo come incredibilmente leggero e sottile, con addirittura le protezioni che si muovono un po'.

Che sicurezza può dare uno spolverino del genere?

Inoltre sempre in questi articoli, viene riportata la voce dei negozianti che dicono "bianca non va bene, è più vendibile tutta nera". Come dire: la sicurezza vuole capi chiari e sgargianti (e diamo atto a Spidi di averci anche provato con alcuni suoi capi fluo), ma i commercianti vogliono solo capi neri perché si vendono meglio. Per me questo non è sicurezza.

Sicurezza è non spacciare per non plus ultra capi che la stessa giornalista che dovrebbe promuovere dichiara sottile e con le protezioni instabili. Sicurezza è non farsi comandare dai negozianti nello scegliere i colori. E se i consumatori, ignoranti che sono, preferiscono l'abbigliamento in nero, bisogna far capire loro che fra alta visibilità e all black c'è il 30% di probabilità in meno di incorrere in un incidente.

Questa per me è sicurezza, il resto sono completi da sci (senza nulla togliere allo sci...)

ritratto di Coniglione-OldAdm
Posted by Coniglione-OldAdm on Ven, 18/09/2009 - 18:44
Ci vuole trasparenza

Ho letto gli articoli di DueRuote di cui parlate, ho i vostri stessi (fondati) dubbi.
Devo ammettere che in genere ho una simpatia per i capi Spidi, mi piace lo stile, il comfort, l'attenzione a certi dettagli, la qualità di alcuni materiali e lavorazioni.
MI PIACE MOLTO DI MENO la scarsa trasparenza e informazione, comune aimè a molti produttori blasonati, sui materiali e le lavorazioni usate.
Spidi per queste giacche turistiche ha usato in recente passato il Tactel Tenax abbinato al Tenax Flex e in altre, mi sembra, lo Schoeller Keprotec e altri tessuti della stessa marca. Mentre sull'ultimo esistono alcune informazioni su internet, sui primi due tessuti, prodotti da una famosa multinazionale, non si trova quasi niente. E poi si sta sempre a girare tra siti in tedesco, inglese, per non dire giapponese.
Il fatto che certe informazioni siano reperibili solamente tra gli addetti ai lavori riduce la comprensione dei clienti praticamente a zero. Si citano termini tecnologicamente altisonanti che, se non accompagnati da serie descrizioni tecniche, non dicono assolutamente niente e risultano solo argomenti di marketing.

Può pure essere che Spidi scelga certi tessuti in base a compromessi tra sicurezza e vestibilità, morbidezza, leggerezza, etc. Non dico che non lo debba fare, ma almeno che si riceva una informazione completa, in maniera da sapere quello che si compra. Che almeno l'acquirente sia consapevole del compromesso a cui va incontro.

Qualche tempo fa ho scritto proprio a Spidi una lettera chiedendo quanto sopra e ho ricevuto la solita cortese 'risposta automatica' in cui mi si dice che Spidi tiene in conto i suggerimenti dei suoi clienti etc. etc.

Dagli e dagli, pressa quello e pressa quell'altro, chissà se un giorno...
Ma non siate troppo ottimisti, a preoccuparci di certe cose siamo una esigua minoranza, purtroppo, che speriamo cresca.
Comunque, se la ragazzetta con lo scooter 125, al posto di girare con il golfino slacciato, vede la giacchetta Spidi (o Dainese, o Vattelapesca...) con paraschiena e protezioni, la prova, le piace, la mette tutti i giorni, mi sembra lo stesso un piccolo passo avanti verso una coscienza diffusa della sicurezza.

Posted by ellebubi on Lun, 21/09/2009 - 09:24
sono d'accordo: piuttosto di niente, meglio piuttosto

Sono d'accordo anch'io. Meglio una giacca poco protettiva indossata, che nessuna giacca. E vale per i pantaloni, le scarpe eccetera.

Quindi se le aziende di abbigliamento "da moto" si avvicinano al pubblico femminile non è male. Sempre ammesso che il pubblico femminile si faccia avvicinare.

Ma nel momento che una ragazza entra in un negozio di abbigliamento tecnico vuol dire che sente l'esigenza di protezione, trovo che non sia corretto spacciare per protettivi dei capi che lo sono limitatamente spingendo però sul fattore moda e comodità.

E soprattutto è sconcertante che nella creazione di un prodotto che è stata seguita giornalisticamente, non ci sia nessuna fase di test della sicurezza.

Ago, filo, modelli, manichini... ma chi ha testato le cuciture, i tessuti? L'abrasione? Lo scoppio?
Anche se un capo non fosse omologato, non si dovrebbe verificarne la protettività? Perché i giornalisti della testata non se ne curano?

Il concetto di giacca modulare poi, che somiglia in piccolo alla Safety, ovvero lo strato interno con le protezioni e lo stato esterno per il clima, comporta che in estate una va in giro con una giacchina leggerissima e floscia. Perché a differenza della Safety, questo modello Spidi non ha nessuna particolarità antiabrasiva, se non essere fatto in un tessuto poliammidico non meglio definito.
A questo punto meglio il giubbotto traforato d'estate e la giacca di cordura d'inverno. Non proteggeranno, ma almeno tiene fresco d'estate il mesh, e caldo d'inverno il giaccone.

Per il resto, sia Dainese che Spidi fanno prodotti bellissimi e curatissimi, perfetti anche per prenderci l'aperitivo. Non ho niente da obiettare sull'estetica e sulla funzionalità dei loro capi invernali, che sono fantastici (per andarci a sciare).

ritratto di Coniglione-OldAdm
Posted by Coniglione-OldAdm on Lun, 21/09/2009 - 10:58
dico la mia

Concordo sul fatto che può servire a sensibilizzare il pubblico sul fatto che ci voglia un abbigliamento adeguato.
Spero che poi i negozianti sappiano far capire ai clienti che la vera protezione è tutt'altra cosa, che se si vuol stare un pò tranquilli ci vogliono capi più specialistici.
Comunque meglio un capo con il paraschiena e qualche imbottitura che il top con l'ombelico scoperto.
Cominciamo a creare la cultura della sicurezza, purtroppo ci vorrà molto tempo prima che entri nella testa della gente.

ritratto di on the road
Posted by on the road on Lun, 21/09/2009 - 11:38
Precisazione

Questa mia entrata è nata come "critica costruttiva e ironica".
È ovvio che questa giacca protegge più del maglione, il quale protegge meglio che la maglietta, che protegge meglio che nulla.
Ma il concetto "meglio questo che" non va assolutamente estremizzato e portato ad estreme conseguenze.
Se una rivista dice di voler seguire il progetto di una giacca, peraltro costosa come giacche omologate (anzi di più), mi sembra dovuto che questa rivista segua anche la dovuta fase di test riguardante la protezione. Non dico che la debbano omologare, dico solo che un minimo di test dovrebbe essere fatto.
Poi sinceramente il "test" che hanno fatto loro (non vi dico nemmeno chi è una delle "signorine"...) è degno di una rivista di moda. Non di moto.
Uno pensa che cercano di avvicinare alla sicurezza il pubblico femminile, però avvicinatelo seriamente.
Questa giacca ho paura finirà per essere classificata come "protettiva" dai negozianti. Cosa non vera (protettiva=omologata).
Un po' come il livello 1 che protegge più del 2. Oppure come livello 2 perché en 1621-due. Oppure il livello 3 inventato. Oppure l'omologazione che non esiste.
Etc.
A.

ritratto di Alaxandair
Posted by Alaxandair on Lun, 21/09/2009 - 14:18
concordo con quello che avete

concordo con quello che avete detto.
e vi dico che secondo me, avvicinare il pubblico femminile in questa maniera può significare 2 cose:
1. i responsabili marketing/giornalisti sono maschilisti, considerando la donna un essere che ha per principale preoccupazione l'essere "fashion" all'aperitivo
2. le donne sono veramente "oche", e si preoccupano VERAMENTE più dell'apparire che dell'essere protetti.

per fortuna la mia ragazza non è così, o almeno non lo è più. adesso quando va in giro, anche se solo uno sky50 (che arriva pur sempre a 80km/h..) indossa sempre paraschiena (il mio vecchio zandonà shark, pur sempre livello2 anche se un pò grandino per lei) e almeno guanti.
e quando esce per fare il turno ha su la divisa, quindi è visibile anche a norma EN471..

il problema è che è l'unica in 50ino che vedo col paraschiena.. ma quando sono in uni, sono anche l'unico col paraschiena, nonostante il gran numero di moto, molte delle quali supersportive.. e sappiamo benissimo quanto un paraschiena possa essere utile soprattutto in città!

è un problema di cultura, soprattutto in italia, dove per essere qualcuno bisogna essere "fighi"..

anzi no. scusate la confusione del post ma mentre scrivo ci rifletto su.
il problema sta secondo me semplicemente nel fatto che non si hanno informazioni a proposito dell'esistenza delle omologazioni e dei test. se io fossi un lettore non a conoscenza delle omologazioni, e una rivista del settore che considero seria mi dicesse che un'azienda che considero seria produce un giubbotto con tessuto antiabrasione, perchè mai dovrebbe essere falso? penserei che hanno eseguito dei test, ma che semplicemente non li comunicano al pubblico perchè non ce n'è bisogno, perchè è la norma che un giubbotto in cordura protegga ed è OVVIO che lo farà, altrimenti qualcosa salterebbe fuori, oppure ci sarebbe un mega scandalo e fallirebbero tutte le produttrici di abbigliamento motociclistico italiano no?..

penso che i miei genitori (ad esempio la pensino così). nonostante tutti i miei discorsi sulle omologazioni (e sono veramente dispiaciuto perchè loro avrebbero tranquillamente le possibilità di procurarsi tutto il miglior abbigliamento omologato, anche su misura) loro continuano a fidarsi ciecamente dei marchi, e infatti per il loro giro estivo della Sicilia hanno pensato bene a prendersi 2 giubbini in tessuto traforati della dainese pagati non vi dico quanto perchè è un insulto alla povertà. Vi dico però che quei giubbini si bucavano semplicemente a guardarli..

ritratto di murtle
Posted by murtle on Lun, 21/09/2009 - 18:38
le riviste non sono tutte uguali...

inSella di ottobre parla ancora di abbigliamento omologato, dopo il servizio-quadro generale del mese scorso, ma per molti "appassionati competenti" non è una rivista seria.
Due ruote presenta il giubbotto testato con metodo "happy hour", ma per i suddetti "appassionati competenti" è una rivista seria.
Motociclismo ospiterà Dainese (che però probabilmente pagherà tutte le spese, senza ammetterlo) per lo stand "Sicurezza in moto" all'EICMA. E gli "appassionati competenti" osanneranno i due big del settore, seri e affidabili: la rivista nota per la campagna "abbassiamo l'IVA sul paraschiena" (ma ignorante in tema di omologazioni) e l'azienda nota per la sua tuta omologata, anzi no "ma solo per colpa del certificatore".

lasciamo perdere...

Posted by ghostyrider on Lun, 21/09/2009 - 19:07
caro ghosty

Caro Ghosty...
Abbiamo tutti accolto con favore i passi avanti di Insella e il primato italiano nell'affrontare le omologazioni.

Inutile prendersela con la concorrenza. O meglio, noi possiamo prendercela con le riviste, Insella invece deve continuare su questa strada e se continuerà a dire quello che gli altri non dicono anche gli scettici dovranno ricredersi.

Poi non dobbiamo nasconderci dietro a un dito, tutte le riviste hanno come scopo raccogliere pubblicità e vendere molte copie. La differenza la fanno i giornalisti e i direttori e quelli che decidono come mediare fra promozione e informazione.

Noi ci auguriamo che la strada intrapresa da Insella incontri il favore del pubblico e l'attenzione dei produttori.

E' auspicabile che gli editori non siano più vassalli dei produttori. E Insella si merita, per i suoi passi in questa direzione, i nostri più vivi complimenti.

ritratto di Coniglione-OldAdm
Posted by Coniglione-OldAdm on Lun, 21/09/2009 - 20:06
non me la prendo con la concorrenza

volevo solo segnalare che se una sciocchezza la dice una testata considerata "seria" ci si chiede il perché...
mentre inSella viene in genere snobbato dagli "esperti" e dagli "addetti ai lavori" solo perché propone tematiche e linguaggi (testi e grafica) comprensibili da chiunque.

Per fortuna ci sono i lettori, gli unici veri giudici dei giornali.
Grazie a loro, inSella vende da anni un numero di copie (e ha un numero di lettori) pari più o meno alla somma di Motociclismo, Due Ruote e inMoto.

Quanto a voi, continuate così: la vostra "crociata" è importantissima

Posted by ghostyrider on Lun, 21/09/2009 - 22:31
non ti preoccupare

non ti preoccupare, qui come vedi, tutti diciamo pane al pane e vino al vino. Smile
Sia nel bene, che nel male. Nessuno è al sicuro!

ritratto di Coniglione-OldAdm
Posted by Coniglione-OldAdm on Mar, 22/09/2009 - 04:35
correremo il rischio...

...perché so che siete corretti come noi!

Posted by ghostyrider on Mar, 22/09/2009 - 11:25
Non c'è niente...

... da commentare su l' articolo di Dueruote.
E' un bel reportage pubblicitario su di una ottima azienda come è la Spidi. Certo che mettere tre gnoccolone in foto aiuta a catturare l' attenzione, molto simpatica e piacevole anche la partecipazione della signorina Dalla Grana cotitolare della Spidi (è la ragazza che ha i pantaloni rossi).

Pensa un po' che ho pure preso il numero di "In Sella" di ottobre...... è tutto un altro pianeta..... mi sà che sto' diventando "inesperto";-)

Posted by GINOX on Mer, 23/09/2009 - 17:28
è MariaVittoria!

Mi permetto di correggere il post precedente: la ragazza con i pantaloni rossi nell'articolo di Due ruote è MariaVittoria Bernasconi, la giornalista-tester di Due Ruote (molto, molto carina...) che ha partecipato alla creazione del giubbotto insieme a Drudi e ai tecnici Spidi e che in ogni numero del giornale segue l'abbigliamento e la parte turismo, oltre a prove varie di moto.

Posted by ghostyrider on Mer, 23/09/2009 - 19:24
Sicuro????

Non metto in dubbio ciò che dici......ma se non vedo non credo;-)
Se è come dici tu le due persone non si somigliano.... perchè sono identiche Shock

Posted by GINOX on Mer, 23/09/2009 - 20:05
Confermo è M.V. Bernasconi... poi su quell'articolo

Riguardo invece a "DueRuote", l'articolo di taglio squisitamente motociclistico recita belle parole alla moda tipo "fashion victim" e riporta immagini quali "guida cittadina in zeppe" e mostra un giubbotto di tessuto da 350€ o giù di li... credo che il tutto riesca a darvi una idea dello spessore dell'articolo.  La prossima volta invito "Due Ruote" a fare un articolo su "Casco da moto o da parrucchiera su scooter: quale più comodo". Credo vincerà il casco da parrucchiera: si arriva più cool all'aperitivo.

ritratto di Tino
Posted by Tino on Mer, 23/09/2009 - 21:00
mi sembra che abbiate detto

mi sembra che abbiate detto tutto ciò che c'è da dire sull'argomento. Mi vorrei però soffermare un attimo su queste parole di Conny:

"Ma nel momento che una ragazza entra in un negozio di abbigliamento tecnico vuol dire che sente l'esigenza di protezione, trovo che non sia corretto spacciare per protettivi dei capi che lo sono limitatamente spingendo però sul fattore moda e comodità."

hai toccato un punto cruciale. Non riguarda solo le ragazze ovviamente, ma tutti noi motociclisti.
Purtroppo entrando in negozi di "abbigliamento da moto" ci vengono proposti prodotti di ogni genere e fattura e spesso capi assolutamente poco protettivi sono spacciati come super-sicuri. Anche se vogliamo vestirci in sicurezza rischiamo spesso (se non siamo informati) di comprare vere e proprie ciofeche.... è capitato anche al sottoscritto e probabilmente a molti di voi.
Bisognerebbe riflettere anche sulle responsabilità dei rivenditori, non solo dei produttori....

ritratto di Panzo
Posted by Panzo on Dom, 27/09/2009 - 21:25
Vi dico la mia

Buongiorno a tutti i frequentatori del blog.
Sono felice abbiate letto e commentato in maniera così approfondita quello che scriviamo. Nel caso specifico, a proposito di una giacca che voleva essere tecnica ma anche fruibile e intelligente. Questo non ha comportato una certificazione (e non omologazione, termine che definisce l’obbligatorietà del passaggio di test normati, come per i caschi. E’ obbligatoria solo quando si mette in vendita un prodotto definito esso stesso dispositivo di protezione personale) prevista sui prodotti per uso professionale.
Il progetto può essere discutibile esattamente come il risultato. Ma è nato dal confronto con una serie di parametri statistici (legati alla percezione e alla scelta del pubblico, femminile in questo caso) ed ha richiesto che la giacca fosse realizzata nella modalità più simile ad un prodotto easy e non protettivo. Con la differenza che tutte le protezioni CE fossero inserite obbligatoriamente. I compromessi sono una strada difficile da digerire ma molto spesso necessaria. Il nostro apporto giornalistico ha previsto che anziché produrre una giacca uguale alle altre, senza protezioni o troppo “pesante” (le principali cause di non utilizzo delle giacche tecniche da parte del pubblico femminile sono l’aspetto, l’uso e la percezione scomodi e ingombranti) si trovasse un buon compromesso tra sicurezza, comfort e appeal. Non potendo cambiare il gusto e la preferenza del target, abbiamo pensato di mascherare da prodotto easy una giacca con dei contenuti. Per questo passateci anche il terzo articolo, leggero e “glamour”: volevamo toccare le corde sensibili delle fanciulle, forse con un risultato criticabile da un punto di vista ortodosso. Però attualmente pare aver funzionato: sappiamo che molte ragazze scooteriste e non solo hanno chiesto della giacca, nonostante non siano mai entrate in un negozio di moto e non sappiano nemmeno cos’è un paraschiena. E hanno cercato informazioni circa le protezioni, incredibile!
A volte la sensibilizzazione non passa da una sola strada e, spero, abbiate coscienza della ricerca continua di promozione della sicurezza che cerchiamo di fare, leggendo gli articoli pubblicati fino ad oggi sulla nostra rivista.
Naturalmente ci si può sempre migliorare: lo scambio e il confronto sono la strada migliore. La critica fine a se stessa è sempre un dubbio accessorio, equivoco e malizioso. Auguro a me, a voi e a tutti i colleghi di riuscire a creare la coscienza motociclistica, in uno sforzo comune che non prevede invidie e calunnie. Spero sia palese che il senso di questa risposta non è additare e polemizzare, ma collaborare. Quindi vi segnalo (ma forse lo conoscete già) un interessante studio sulle casistiche europee di incidenti in moto, riletti in chiave statistica. I risultati sono sorprendenti e imprevedibili. http://www.maids-study.eu/.
A proposito di protettori per il petto, Dainese ha presentato un dispositivo frutto di uno studio congiunto, che rispetta i parametri della futura norma di riferimento. Pare interessante, perché è l’unico ad aver proposto anche una versione femminile (a precisa domanda tutti gli altri produttori interessati avevano risposto che era impossibile realizzarlo)

Saluti
MariaVittoria Bernasconi

Posted by MVB on Mer, 30/09/2009 - 10:41
Opinioni Divergenti

Gentile Maria Vittoria.

Grazie della tua (posso darti del tu?) partecipazione, fa piacere quando giornalisti intervengono nella nostra community. Soprattutto se parti in causa.

Sui lati positivi di una proposta "interessante" per il pubblico femminile siamo, credo, tutti d'accordo.
Avvicinare il pubblico femminile è una cosa a cui noi teniamo. E siamo consci che sia piuttosto difficile. Basti pensare che fin'ora sei la prima donna a iscriversi al nostro sito. E lo hai fatto solo per controbattere ad un nostro articolo!

Quindi a spannometro la percentuale delle donne motocicliste interessate alla sicurezza si avvicina allo 0%. Ciò risulta se dovessimo fare una statistica basata sulla partecipazione a questo sito, che è l'unico del suo genere in Italia (o nel mondo?).

Detto questo, il problema che rileviamo è che tu non sei una produttrice. Non rappresenti la Spidi. Sei, fino a prova contraria da quanto ho capito, una giornalista. Ovvero rappresenti l'informazione.

E ben venga l'impegno della stampa a diffondere la cultura della sicurezza.

Ma secondo noi, senza offesa, l'impegno del giornalista è quello di alzare l'asticella. Non di abbassarla. L'impegno del giornalista è quello di fare le pulci alle aziende (in questo settore, ovviamente, in altri settori il giornalista fa - dovrebbe fare- le pulci ad altre cose). Non di essere in amorevole collaborazione con le aziende.

Altrimenti l'indipendenza e l'obiettività dove vanno a finire? Chi mi dice che il giornalista mi porta una notizia e non una pubblicità occulta?

Lungi da me insegnarti il tuo mestiere, sono un umile scribacchino e nessuno mi paga per farlo.

Ma ti posso assicurare che chiunque cadrà con lo strato estivo della vostra giacca rimarrà, come si suol dire, in braghe di tela. A nulla possono le protezioni se sono alloggiate in un indumento che non regge l'abrasione e non le tiene saldamente attaccate al corpo. Il giornalista dovrebbe porre l'attenzione su queste cose... secondo noi.

Tu dici che la vostra giacca nasce da parametri statistici commerciali. Noi diciamo che un indumento deve nascere da parametri statistici di incidenti (come il Maids che te citi). Tu dici che non si può cambiare il gusto del pubblico femminile.

E io ti dico invece che bisogna farlo. E che se una donna può essere convinta in 5 minuti a rinnovare il guardaroba ogni anno, comprando i vestiti più improbabili, possibile che non si sia in grado di far capire al pubblico femminile i rischi della strada? Forse non c'è la volontà di farlo. È molto più credibile.

Dalle tue parole si evince che in qualche modo qua siamo forse invidiosi e calunniosi... non credo proprio. Noi abbiamo una visione del problema diversa, più intransigente. Secondo noi l'informazione va fatta così.

Rispettiamo il tuo punto di vista, il nostro è solo un attimo diverso.

Comunque sono d'accordo che dobbiamo tutti cercare di collaborare al meglio nell'ottica di diffondere la cultura della sicurezza. E ti ringrazio ancora del tuo intervento.

ritratto di Coniglione-OldAdm
Posted by Coniglione-OldAdm on Mer, 30/09/2009 - 13:22
per Marivì

Ciao Teppetta (così hai capito subito chi ti sta scrivendo),
non entro nel merito della discussione, credo che tu e i ragazzi del sito abbiate di che parlare senza bisogno di gettare altra benzina sul fuoco.

Vorrei solo prendermi le mie responsabilità, perché temo che i tuoi sospetti di invidie e maliziosità siano stati causati dai miei post.
E forse hai ragione: un po' di invidia ce l'ho, perché i tuoi servizi sono carini di quelli che pubblichiamo noi... e soprattutto hanno una maggiore eco.
Ma quello dipende dalla capacità dell'editore di dare risalto alle proprie testate, un campo in cui Domus è pressoché imbattibile.

Comunque volevo diore solo questo: i confronti (antipatici) sono miei, le considerazioni sulla sicurezza sono loro.

baci
ferdinando

Posted by ghostyrider on Mer, 30/09/2009 - 14:27
Gentilissima Maria

Gentilissima Maria Vittoria,
come prima cosa le dico che a mio avviso le riviste dovrebbero tutelare il consumatore e consigliare al consumatore l'acquisto di prodotti protettivi.
Personalmente penso che progettare l'ennesima giacca da moto col "classico" set di protezioni da 50 J, insieme ad una azienda, sia una trovata finalizzata non di certo alla sicurezza delle ragazze e delle donne. Ammetto tuttavia che magari qualche signora invece di girare in lacoste ora gira in mesh nylon di dubbia resistenza alla abrasione con protezioni di dubbia immobilità in caso di impatto, magari glamour e easy (ma perchè non usare termini nostrani?).
La en 13595 è obbligatoria quando si definisce un prodotto protettivo, come lei ha giustamente scritto. Quindi praticamente nessun capo (forse uno spidi ora e una tuta dainese nel futuro, entrambi -cito la normativa- da utilizzare a basse velocità preferibilmente guidando cinquantini. Entrambi livello 1)- ora in commercio in Italia da parte di ditte nostrane.
Non pensa anche lei che i capi da moto debbano essere protettivi?
Grazie di aver segnalato il maids, se vuole contraccambio con un altro paio di studi.
In finale: invece di segnalarci la plurisegnalata marca X, perchè non parla del fatto che la en 1621-3 ha valori ridicoli di forza residua?
Cordialmente,
A.
P.S.: scusi mi saprebbe indicare in secondi la resistenza alla abrasione della vostra giacca?
P.P.S.:giusto per chiarire, con Nando noi collaboriamo, stop.

ritratto di Alaxandair
Posted by Alaxandair on Mer, 30/09/2009 - 14:57
"Sono felice abbiate letto e

"Sono felice abbiate letto e commentato in maniera così approfondita quello che scriviamo. Nel caso specifico, a proposito di una giacca che voleva essere tecnica ma anche fruibile e intelligente. Questo non ha comportato una certificazione (e non omologazione, termine che definisce l’obbligatorietà del passaggio di test normati, come per i caschi. E’ obbligatoria solo quando si mette in vendita un prodotto definito esso stesso dispositivo di protezione personale) prevista sui prodotti per uso professionale."

Ciao Maria, vedi penso sia questa la nostra grossa differenza di pensiero: il considerare le omologazioni "per uso professionale". Non ritengo che un comune consumatore possa andare in giro con prodotti che non offrono garanzie, a parte la parola del produttore (quindi nulla).
Le case di produzione spessissimo fanno le furbe su queste tre paroline scritte nelle normative, non omologando, in quando dicono che le omologazioni sono per professionisti e non per l'utilizzo "comune". Ma io mi chiedo, noi centauri comuni non meritiamo la stessa sicurezza di un professionista? non è che rischiamo molto meno di loro, anzi!

Per questo mi piacerebbe leggere riviste che quando recensiscono un prodotto di abbigliamento parlano di valori di sicurezza reali e provati con test, eseguiti anche dalla rivista secondo le attuali normative. Mi piacerebbe anche sfogliare un rivista e sapere se un prodotto recensito è omologato o meno, non sentirmi ripetere la cartella stampa della casa di produzione.
Se un lettore mediamente ignorante continua a sentir parlare di omologazioni, prima o poi gli verrà da chiedersi cosa sono... sarebbe bello se tutti i giornali parlassero di omologazioni e spiegassero che non tutti i capi sono uguali, che la stragrande maggioranza dei prodotti in commercio non offre garanzia di sicurezza e che la cordura non è un materiale resistente come qualcuno vuol farci credere e che una tuta se è in pelle non significa che sia indistruttibile!

Di solito prima dei listini delle moto, sulle varie riviste c'è sempre una spiegazione sintetica delle varie patenti, potreste fare lo stesso con le omologazioni dell'abbigliamento, sul loro significato e sulla loro utilità, informando i lettori e spronando le case a produrre abbigliamento che si possa veramente definire "sicuro" e non solo "glamour".

ritratto di Panzo
Posted by Panzo on Gio, 01/10/2009 - 14:41
concordo

quoto ogni singola parola del buon Panzo. Ha saputo dire quello che pensiamo ma talvolta non ci esce di dirlo bene. Laughing out loud

ritratto di Coniglione-OldAdm
Posted by Coniglione-OldAdm on Gio, 01/10/2009 - 16:23